Candidatura al congresso - Caps

Caps3 giugno 2026politics

CAPS

il candidato

C'è una cosa che accomuna quasi tutti i candidati che vedete in giro: sorridono molto. Stringono mani. Usano parole come "comunità", "futuro", "crescita sostenibile". Parlano per venti minuti senza dire nulla di preciso, e lo fanno con una convinzione ammirevole.

Io non ho intenzione di fare niente di tutto questo. Non perché sia incapace — ma perché mi sembrerebbe offensivo nei vostri confronti.

Mi chiamo Caps. Arrivo qui sapendo esattamente cosa voglio, esattamente perché lo voglio, ed esattamente quali ostacoli troverò lungo la strada. Ho passato abbastanza tempo a osservare questo sistema per capire come funziona davvero — non come viene raccontato, ma come funziona davvero. È un'informazione utile. Ho intenzione di usarla.

È la mia prima candidatura. Qualcuno lo userà come argomento contro di me. Prego di farlo. Perché l'alternativa — avere tanta esperienza in questo sistema senza averlo mai cambiato — mi sembra un curriculum decisamente peggiore.

Non vi prometto che sarà semplice. Non vi prometto che ci vorrà poco. Vi prometto che ogni cosa che farò avrà un motivo, e che quel motivo ve lo dirò prima ancora che me lo chiediate. Questo, in politica, è già una posizione radicale.



Il Programma — Senza Giri di Parole


Le domande che nessuno fa

Ci sono questioni su cui il Congresso preferisce non soffermarsi. Appalti, nomine, fondi distribuiti in modo creativo. Non perché siano segreti — sono negli atti, basta leggerli. Io li leggo. E poi faccio le domande. Con educazione, beninteso. Ma le faccio.

Presenza fisica — non solo digitale

Sarò in aula. Non sui social a spiegare perché non posso esserci. Non a un convegno a parlare di problemi che potrei risolvere se fossi in aula. In aula. Con gli occhiali. Ad ascoltare e a fare domande.

Una concessione estetica

Continuerò a vestirmi come mi pare. Su questo il Congresso non ha giurisdizione e non intendo aprire alcuna trattativa.


A Chi Mi Chiede: "Ma Chi Sei?"

È una domanda ragionevole. Sono qualcuno che ha studiato come funziona questo posto prima di entrarci. Qualcuno che sa già chi occupa quale scrivania, quali commissioni contano davvero e quali esistono per far sembrare affollato il corridoio. Qualcuno che non deve niente a nessuno — e che considera questo non un limite, ma il principale requisito per fare il lavoro bene.

Non ho mentori politici. Non ho debiti di riconoscenza. Non ho paura di annoiare le persone sbagliate. Queste non sono debolezze. Sono, a questo punto della storia, delle qualifiche straordinariamente rare.


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