Sul vecchio eRep, erano famosi i miei diari di guerra: racconti in prima persona delle battaglie combattute. Questo è un vano tentativo di raccoglierne l'eredità, sperando di avere ancora una buona penna. Ai posteri l'ardua sentenza.
Roma, 19 maggio 2026.
Una leggera brezza entra dalla finestra aperta. Il torpore di maggio nell'aria, quelle giornate che noi romani conosciamo bene: clima mite, aria fresca sulla pelle.
Un piatto finito sul tavolo. Il bicchiere di vino vuoto. La tazzina di caffè che aspetta.
«Anche oggi devi andare in parlamento?»
«Già. Votazioni pomeridiane. Giornata piena.»
«Ci sarà mai un giorno in cui ti riposerai?»
La guardo. Sorrido.
«Oh sì, prima o poi… e poi lo sai che…»
Un botto. Forte. Mi interrompe.
«Un altro incidente?» chiede lei. «Dovrebbero mettere un dosso su questa strada.»
«Mmh… Era troppo forte per essere…»
Secondo botto. Terzo. Più forti. I vetri tremano.
«No. Qualcosa non va.»
La radio di reggimento gracchia. Ogni soldato ha la sua. Io, comandante della https://app.warera.io/mu/6973b4d3eed64c805d54bd07, la tengo sempre a portata di mano. Un compito che https://app.warera.io/user/69696382422cd6752173a622 mi affidò mesi fa.
«A tutti i reggimenti: le truppe vaticane hanno iniziato a sparare sulla folla in Piazza San Pietro. È un massacro. Il Papa ha dichiarato guerra santa contro l'Italia. Patto di non aggressione infranto. Truppe nemiche occupano Castel Sant'Angelo e controllano il ponte. Puntano al Quirinale! Puntano a https://app.warera.io/user/697250c4b74dc09afb8cfc81! Roma NON deve cadere!»
Merda. Il Papa? Ma che cazzo gli dice la testa?
«Ti prego» mi sussurra. «Non farti ammazzare.»
«No. Non oggi. Devo ancora romperti le palle per il resto della vita.»
Prendo il fucile appoggiato al mobile in salone. In questi tempi lo teniamo sempre dietro. Un attacco così? Con i tedeschi alle porte di Parigi? Ero pronto a partire, ma così… E i civili…
Non voglio pensare.
Voglio solo accoppare qualche prete.
Arrivo al QG della Licestino. Ci sono https://app.warera.io/user/69696382422cd6752173a622 e gli altri comandanti ad aspettarmi.
«Frappa. https://app.warera.io/mu/6886502bdb293829ac2d83ff e i https://app.warera.io/mu/696555d7cde9ff82a479dffd hanno approntato un fronte su via del Corso e Corso Vittorio. Tengono. Noi dobbiamo tentare una sortita a Piazza Navona. Entrare nel fianco del nemico e alleggerire la pressione!»
Annuisco. Recupero l'attrezzatura. Partiamo.

Piazza Navona è l'inferno.
Esplosioni ovunque. Le nostre truppe combattono come belve. Imbraccio il fucile. Sparo. Corpi nemici cadono. Un getto di sangue si spegne sulla Fontana dei Quattro Fiumi: ormai spilla sangue, non più acqua.
«Avanziamo! Ora o mai più!, https://app.warera.io/user/69d2ac1243a67adf4e024b7b coprici!»
È il momento. Usciamo dai sacchi di sabbia con la rabbia di un popolo intero.
L'avanzata funziona.https://app.warera.io/user/69dab6261b4838dca80b7b43 si lancia sulle barricate nemiche. Vedo un nemico alle sue spalle. Lo colpisco all'ultimo secondo.
«Ti ho salvato il culo, 'sto giro.»
«belaaandii amici di stris..»

Una fitta al braccio. Merda. Mi hanno colpito.
Non faccio in tempo a rialzarmi che due guardie svizzere mi piombano addosso. Il fucile è lontano. Non ho scelta. Baionetta.
Il combattimento è cruento. Ma ne esco vivo.

La radio gracchia.
«Bztt… Qui è la https://app.warera.io/mu/696555d7cde9ff82a479dffd. La guardia vaticana si ritira. Roma è difesa. Ma non è finita, soldati! Gli faremo ricordare perchéhttps://app.warera.io/user/694422ef16baf6b5d5a3cc61 è stato presidente!»
Il silenzio che segue non è pace. È il respiro affannoso di chi è sopravvissuto.
Mi volto lentamente, il braccio ancora in fiamme per il colpo ricevuto. Il sangue cola lungo le dita, si mescola con l'acqua rossa della fontana.
Dietro di me non c'è più Piazza Navona. C'è un cimitero.
I sacchi di sabbia sono sventrati, il loro contenuto sparso come ceneri. I sampietrini sono scheggiati, macchiati di rosso. Corpi immobili – nostri e loro – giacciono accanto alle statue dei fiumi, che ora sembrano piangere. L'aria puzza di polvere da sparo, di ferro e di morte.
Un soldato striscia via, trascinando una gamba. Un altro urla il nome di un fratello che non risponde.
La fontana dei Quattro Fiumi non zampilla più. L'acqua è diventata un rivolo scuro. Sulla pietra bianca, rivoli di sangue disegnano mappe di questa nostra piccola, assurda vittoria.
Chiudo gli occhi per un secondo. Riapro la mano insanguinata.
Pagherete caro, preti. Lo giuro su ogni pietra di questa città. Su ogni stilla versata oggi.
I vostri abiti bianchi non vi laveranno da questo massacro. Le vostre preghiere non vi salveranno.
Pagherete tutto.
Il sole di maggio tramonta lento su Roma. Ma dentro di me è già notte.
