Diario di guerra: Operazione Heidi

frappa1031 maggio 2026news

Le guerre finiscono quando smettono gli spari. Le operazioni sporche iniziano subito dopo.


Roma, 21 maggio 2026 – Ore 07:15

San Pietro fuma ancora.

I corpi delle guardie svizzere sono allineati sotto i teloni lungo il colonnato mentre i medici passano da un ferito all’altro. L’aria sa di sangue, polvere da sparo e incenso bruciato.

Non dormiamo da quasi due giorni.

Sono seduto sui gradini della basilica con il braccio fasciato, https://app.warera.io/user/694422ef16baf6b5d5a3cc61 se ne è andato da poco quando un uomo dell’intelligence, https://app.warera.io/user/69d4e1d011bec0196ea8ecb9 mi raggiunge senza dire una parola. Mi porge una cartellina grigia.

«Li abbiamo trovati addosso alle guardie.»

La apro lentamente.

Passaporti tedeschi.

Non uno. Decine.

Carte d’identità svizzere perfette, ma documenti tedeschi nascosti nelle cuciture delle uniformi. Alcuni avevano perfino codici militari della Bundeswehr.

Per un momento penso a un errore.

Poi vedo i timbri.

Autentici.

«https://app.warera.io/user/6908f41e6852040ec034e92e deve vedere questa roba.»


Ore 10:40 – QG operativo

https://app.warera.io/user/6908f41e6852040ec034e92eresta in silenzio per quasi un minuto mentre osserva i documenti sparsi sul tavolo.

Fuori dalla finestra Roma festeggia la vittoria. Dentro quella stanza, invece, capiamo che la guerra non è finita a San Pietro.

Si è solo spostata.

«La Svizzera è compromessa.» dice infine.

https://app.warera.io/user/69b9a81ba931677af1f85f2c sbuffa mentre si pulisce il sangue secco dalla giacca tattica. «Compromessa quanto?»

https://app.warera.io/user/6908f41e6852040ec034e92e prende una matita e cerchia Berna sulla mappa.

«Abbastanza da diventare il rifugio di tutto ciò che sopravviverà alla Germania.»

Nella stanza cala il silenzio.

Nei giorni successivi attraversammo la Francia insieme agli alleati mentre il Reich collassava pezzo dopo pezzo. I danesi provarono due volte a prendere Berlino e due volte vennero respinti.

Noi entrammo una sola volta.

E bastò.

Quando Berlino cadde, l’Europa iniziò finalmente a parlare di pace.

https://app.warera.io/user/6908f41e6852040ec034e92e invece iniziò a parlare della Svizzera.

Solo lui conosceva davvero i contatti ai vertici del governo svizzero. Solo lui sapeva quanto in profondità arrivasse la rete filotedesca dentro il congresso federale.

Noi vedevamo soltanto frammenti.

Lui vedeva il quadro completo.

«Il presidente è dei nostri.» disse accendendosi una sigaretta. «Ma il parlamento no.»


29 maggio 2026 – Ore 22:00

Ero a casa quando arrivò il messaggio.

Una sola parola.

Pizza.

Rimasi a fissare lo schermo per qualche secondo.

Nessuna firma. Nessuna spiegazione.

Non ce n’era bisogno.

L’Operazione Heidi era iniziata.


Nel giro di poche ore uomini sparsi tra Roma, Milano, Torino e Bologna iniziarono a muoversi verso il confine svizzero in piccoli gruppi. Nessuna uniforme. Nessun mezzo militare. Nessuna bandiera italiana.

Solo documenti puliti, telefoni criptati e nuove identità.

Se ci avessero fermati, saremmo stati semplici cittadini.

Se ci avessero arrestati, il governo avrebbe negato qualsiasi collegamento.

Ed era proprio quello il piano.

https://app.warera.io/user/69b9a81ba931677af1f85f2c coordinava gli ingressi oltre confine. https://app.warera.io/user/69de1ab21ec47f7419b43461 e https://app.warera.io/user/69d89cbcabd1bf8c1f9fcc42 gestivano i contatti locali e i documenti. https://app.warera.io/user/69d4dd1c70ab5601d0eb54d9manteneva aperti i canali con le fazioni parlamentari fedeli al presidente svizzero, mentre https://app.warera.io/user/69d78a3b08b7bb6497a6d019 lavorava sulle comunicazioni sicure e sui movimenti politici dentro Berna.

Io continuavo ad aspettarmi spari.

Non arrivarono mai.

Ed era proprio questo a farmi paura.


Berna, 30 maggio 2026 – Ore 01:12

La Svizzera di notte è inquietante.

Troppo silenziosa. Troppo ordinata.

Treni in orario. Bar ancora aperti. Gente che passeggia tranquilla mentre noi attraversiamo la città con identità appena nate nei database federali.

La guerra era finita ovunque.

Tranne lì.

https://app.warera.io/user/6908f41e6852040ec034e92eci aspettava in un appartamento sicuro sopra una vecchia libreria chiusa. Sul tavolo non c’erano mappe militari né piani di battaglia.

C’erano liste di parlamentari.

Partiti.

Voti.

Persone da avvicinare e altre da distruggere politicamente prima delle elezioni.

«Ascoltatemi bene.» disse piano. «Non siamo qui per conquistare la Svizzera.»

Indicò il parlamento federale.

«Siamo qui per impedirne la conquista.»


31 maggio 2026

Le radio europee parlano della caduta della Germania come della fine della guerra.

Noi, invece, siamo ancora a Berna.

Nessuna parata.

Nessuna medaglia.

Solo stanze chiuse, identità false e trattative sottovoce nei corridoi del congresso svizzero.

Ed è lì che lo capisco davvero.

Le guerre moderne non si vincono soltanto nelle capitali conquistate.

A volte si vincono impedendo che la prossima guerra inizi.

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