Firenze e le Repubbliche, canto VI di Aleardo Aleardi

gargamella8929 agosto 2026entertainment

Mentre nell'ombra l'ispide contrade

Del fëudal straniero

Giaceano avvolte, e pochi vïolenti

Spartiansi i campi d'un immenso e scarno

Vulgo con la ragion del masnadiero,

Col dritto de le spade,

Col terror dei patiboli, fiorenti

Erano di famose arti le folte

Città repubblicane,

Come sciame d'industri api ne gli orti

Dell'Ausonia raccolte.

Ivano ai giuochi de le gaie corti

O ai festivi tornei le castellane,

Cinte di trina veneta le spalle

Eburnee: ivano ai balli,

E rifulgean de lo stranier le sale

Di veneti cristalli.

E felice il guerrier, quando mortale

Più la mischia ruggía, se di gagliarda

Corazza proteggea gli omeri e il petto

Temprata su la incudine lombarda;

Chè lui serbava de la sposa al caro

Bacio e al materno tetto

La fedele virtù di quell'acciaro.

Patrizie sete e prezïosi panni,

Tinti ne' rai dell'iride, tesori

Fruttâro e glorïosi ozi ed orgoglio

A la città del Fiore;

Che vide un re degli ultimi Britanni

Oro chiedendo al tosco mercatore

Tender la man dal soglio.

E uno strepito lieto, un lieto fumo

Di fervide fucine,

Da valli e da colline

Salíano al cielo liberale: e parve

Fin ne' placidi chiostri, accompagnata

Da l'uniforme suon de la gualchiera

Più santa la preghiera;

E se invitava a tessere la lana,

Più santa la. campana. —

Ma facil di codardi

Propositi alimento è l'opulenza,

Cui più di molli bardi

Caro è il vezzo e il vagir che non sul campo

L'aspra armonia de le battaglie e il lampo.

Il cittadin fiaccato

La salvezza fidò dei venerandi

Lari al valor di comperati brandi:

E dal venal soldato

Uscîr le ignavie e 'l tradimento e i roghi

Perfidi e il Fato artefice di gioghi.

1857

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