Mentre nell'ombra l'ispide contrade
Del fëudal straniero
Giaceano avvolte, e pochi vïolenti
Spartiansi i campi d'un immenso e scarno
Vulgo con la ragion del masnadiero,
Col dritto de le spade,
Col terror dei patiboli, fiorenti
Erano di famose arti le folte
Città repubblicane,
Come sciame d'industri api ne gli orti
Dell'Ausonia raccolte.
Ivano ai giuochi de le gaie corti
O ai festivi tornei le castellane,
Cinte di trina veneta le spalle
Eburnee: ivano ai balli,
E rifulgean de lo stranier le sale
Di veneti cristalli.
E felice il guerrier, quando mortale
Più la mischia ruggía, se di gagliarda
Corazza proteggea gli omeri e il petto
Temprata su la incudine lombarda;
Chè lui serbava de la sposa al caro
Bacio e al materno tetto
La fedele virtù di quell'acciaro.
Patrizie sete e prezïosi panni,
Tinti ne' rai dell'iride, tesori
Fruttâro e glorïosi ozi ed orgoglio
A la città del Fiore;
Che vide un re degli ultimi Britanni
Oro chiedendo al tosco mercatore
Tender la man dal soglio.
E uno strepito lieto, un lieto fumo
Di fervide fucine,
Da valli e da colline
Salíano al cielo liberale: e parve
Fin ne' placidi chiostri, accompagnata
Da l'uniforme suon de la gualchiera
Più santa la preghiera;
E se invitava a tessere la lana,
Più santa la. campana. —
Ma facil di codardi
Propositi alimento è l'opulenza,
Cui più di molli bardi
Caro è il vezzo e il vagir che non sul campo
L'aspra armonia de le battaglie e il lampo.
Il cittadin fiaccato
La salvezza fidò dei venerandi
Lari al valor di comperati brandi:
E dal venal soldato
Uscîr le ignavie e 'l tradimento e i roghi
Perfidi e il Fato artefice di gioghi.
1857