Il commercio di Venezia e Amalfi

gargamella894 agosto 2026news

Canto IV

E sul primo spuntar dell'alba austera

Di queste età novelle,

Dai meandri partía de' suoi canali,

Sopra dromóni di natio cipresso,

E su la tolda de le fuste snelle

Venezia mattiniera,

Quando ancora dormian le sue rivali.

E vêr le plaghe de la bella aurora,

Mercadantessa audace,

De' suoi nobili figli ella volgea

La venturosa prora

Di tesori indovina. E qual riedea

Seco recando dall'Indo ferace

I profumati balsami che manda

L'olibano che piange,

O il cortice del cinnamo riciso

Ne' laureti del Gange;

Qual le stoffe träea nel paradiso

De la vallea di Casimira inteste,

O i persici tappeti, e l'auree lane

D'Angora, salvi da le ree tempeste

De lo Ellesponto, ove sovente il flutto

Per cupidigie insane

Fu triste di cadaveri e di lutto.

Esule da Golconda, dove langue

D'amor la baiadera, il dïamante

Fea Rïalto brillar del suo splendore;

E il nitido rubino,

Quasi impietrata gocciola di sangue,

Rutilando ridea sul crin corvino

De le venete nuore...

Ma all'età dei magnanimi perigli

Successero i riposi

Degeneri, i fastosi

Palagi, l'ozio, i carnovali e il sonno. —

Volta anch'ella a Orïente, in quell'istesso

Mattin scendea dai pallidi d'ulivi

Amalfitani clivi

Una gagliarda gioventude: l'arme

In su la spalla; il carme

In su le labbra; l'onda

Di fronte immensa; e la baldanza in core.

E intanto la profonda

Mente scrivea dei padri una prudente

Legge che resse la marina gente;

E porgeva ai nocchieri,

Per governar dei loro alberi il volo,

L'ago fedele nell'amor del polo;

Perchè nei tempi neri,

Quando notturna infuria la procella,

Scusasse il raggio dell'occulta stella.

Aleardo Aleardi, 1856

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