Il vento della Sassonia non ha pietà.
Taglia la pelle, entra sotto l’armatura e ti ricorda… che sei ancora vivo.
Stringo le redini di Torrente, il mio destriero, mentre lasciamo alle spalle i campi anneriti dalla battaglia. Il terreno è ancora caldo in alcuni punti, come se la terra stessa rifiutasse di dimenticare ciò che è accaduto.
Dietro di me, il silenzio.
Davanti… solo strada.
Non guardo indietro.
Ho già visto abbastanza.
Le mura crollate, le insegne tedesche spezzate nel fango, i draghi che solcavano il cielo come presagi antichi. Non erano creature di questo mondo… eppure combattevano come se lo conoscessero meglio di noi.
Uno di loro è caduto.
Ricordo ancora il suono.
Non un ruggito.
Ma qualcosa di più profondo… come una montagna che decide di cedere.
Torrente sbuffa.
È stanco.
Lo sento nel ritmo dei suoi passi, nel modo in cui abbassa leggermente il capo.
“Ancora poco,” mormoro.
Non so se parlo a lui… o a me stesso.
Quando il sole scompare del tutto, mi fermo.
Un’altura, appena fuori da ciò che resta di una foresta bruciata. Il luogo è abbastanza lontano dalla strada, abbastanza silenzioso per non attirare occhi indesiderati.
Scendo da Torrente lentamente. Le gambe protestano.
Ogni movimento è un ricordo della battaglia.
Preparo l’accampamento con gesti automatici.
Tutto come sempre.
Eppure… niente è come prima.
Il fuoco crepita piano.
Mi siedo, guardando le fiamme danzare. Per un attimo rivedo le cariche, i colpi, le ombre dei draghi che oscuravano il campo.
E poi… il silenzio dopo.
Quello che arriva solo quando hai vinto.
Alzo lo sguardo.
Le stelle sono limpide, più di quanto le ricordassi.
In battaglia non esistono.
Nel caos… non esiste il cielo.
Ma ora sì.
Porto la mano al petto.
Sotto l’armatura, sento il sigillo.
Il simbolo della Legione Aurea.
Per un istante è freddo.
Poi… si scalda.
Una luce tenue filtra tra le dita.
Non accecante.
Non violenta.
Ma viva.
Chiudo gli occhi.
E per la prima volta da giorni… respiro davvero.
Non sono solo.
Non lo siamo mai stati.
Rivedo i volti.
Non tutti hanno fatto ritorno.
Ma la loro volontà… sì.
È ancora qui.
Nel sigillo.
Nell’oro.
Nel modo in cui il mondo sembra piegarsi, poco alla volta, a qualcosa di più grande.
Torrente si sdraia poco distante, finalmente in pace.
Il vento si è calmato.
E mentre il fuoco si abbassa e la notte avanza, un pensiero mi attraversa.
Non è finita.
Non lo sarà mai davvero.
Stringo il sigillo.
La luce pulsa, lenta.
Come un cuore.
Domani cavalcherò ancora.
Verso un’altra terra.
Un’altra guerra.
Un altro destino.
Ma stanotte…
stanotte riposo.
Sotto queste stelle che non giudicano,
con il peso della vittoria sulle spalle,
e la certezza silenziosa…
che l’Oro non ci ha mai abbandonati.
