La decadenza e l'invocazione finale - Aleardo Aleardi Canto VII.

gargamella896 settembre 2026entertainment

Vittima illustre di perpetui falli
Così da quella estrema
Cima scendea la peccatrice e grande
Madre degli avi miei novellamente
In basso loco. E il vago dïadema
Di perle e di coralli
Franto cadea. Le nobili ghirlande,
Raccolte in dono il dì che venne sposa
A le nozze del mare,
Sperdea, misera Ofelia, a fiore a fiore
Su la via dolorosa:
E come ilota fu respinta fuore
Dal gran convito de le genti avare.
Una schiera di vili anni coperti
Di luttuoso velo,
Cinti di foglie fracide d'alloro,
Sotto l'ausonio cielo
Passaron lenti a guisa di mortoro,
Ognun recando qualche spenta gloria
In silenzio all'avello; e poi che niuna
Più ne restava, sin la lor memoria
Sommersero nell'onda dell'obblio.
E di tanta fortuna
Solo rimaser la speranza e Dio!...
E l'Arcadia trillava. Ahi sciagurati
Fastasimi di vati! E quella, in tanto
Strazio comun, la dolce ora vi parve
Da vaneggiar nei folti
Boschi per Clori e Fillide? — Dei fati
Scherno crudel fu il vostro canto, o stolti
Fabbri di vacue larve!
E intanto quel gentil popol che corse
Marinaro e guerriero
Sul gemino emispero,
Vedilo là, che asciuga al sol la vela,
Quasi mantel di povero, sdrucita;
E al remo suda inconscio pescadore,
E ignoto vive, e muore
Ignoto, e posa nell'umíl sagrato
A la sua chiesa allato,
Dove appendeva all'are
Qualche votiva tavola a Maria...
Ave, Stella del mare!
Pei mille templi che da Chioggia a Noto
Ti ergea pregando l'italo devoto;
Per i lumi modesti
Ch'ora ei t'accende ai dì de la procella;
Per Raffael che ti pingea sì bella;
Tu sì gentil coi mesti,
Fa' che la gloria ancor spunti, o Divina,
Sui tre orizzonti de la mia marina.