Le città Italiane. La Profezia di Venezia. Canto III

gargamella8931 luglio 2026entertainment

III.

Veleggiando venía verso Aquilea

Un dì l'Evangelista

Cui s'accompagna il re de le foreste,

Quando il nocchiero improvvido dall'ôra

Sospinto, in grembo d'una pigra e trista

Laguna si perdea

Tra un labirinto d'isolette meste.

All'appressarsi del naviglio sacro,

Unico abitatore,

Volando emerse di colimbi un nembo

Dal turbato lavacro.

Il Pio guardò quell'isole dal lembo

De la sua poppa lungamente. In core

Gli sfolgorò del vaticinio il lampo;

E profetò, che un giorno

Tra quella d'acque squallida vallea,

In trïonfal ritorno

All'avello condotto esser dovea.

E come ei tacque, su le canne apparve

Lo spettro d'una chiesa bizantina,

Che tremolò per l'etere, e disparve;

E d'eco in eco per lo tacito arco

Dell'adriaca marina

Grido immenso volò": «Viva san Marco!"

Sì, laggiù poserai, ma sotto l'ale

D'un padiglion di cupole dorate;

Laggiù, o celeste, poserai, ma cinto

Da selva di lucenti

Colonne, e sul tuo portico regale

Scintilleranno egregi e impazïenti

I destrier di Corinto.

Al nome tuo, venturo inno di guerra,

Da gli antri funerali

I lividi corsali

Esuleranno: e dai pugnati campi

Prigioniere verran di Palestina

A riflettersi mille arabe lune

Dentro le tue lagune;

E su le torri dell'infido Greco

Un vecchio ardente e cieco

Guiderà la vittoria,

A piantar fra i nemici il tuo vessillo

Logoro da la gloria.

Verranno i re da regïon lontane

Le tue belle a sposar repubblicane;

E su quella palude

D'alighe immonda sorgeran portenti

Di templi, di trofei, di monumenti:

Da quelle isole nude,

Come dal sen di magiche conchiglie,

Perle usciranno d'inclite famiglie.

Di Aleardo Aleardi, 1856