III.
Veleggiando venía verso Aquilea
Un dì l'Evangelista
Cui s'accompagna il re de le foreste,
Quando il nocchiero improvvido dall'ôra
Sospinto, in grembo d'una pigra e trista
Laguna si perdea
Tra un labirinto d'isolette meste.
All'appressarsi del naviglio sacro,
Unico abitatore,
Volando emerse di colimbi un nembo
Dal turbato lavacro.
Il Pio guardò quell'isole dal lembo
De la sua poppa lungamente. In core
Gli sfolgorò del vaticinio il lampo;
E profetò, che un giorno
Tra quella d'acque squallida vallea,
In trïonfal ritorno
All'avello condotto esser dovea.
E come ei tacque, su le canne apparve
Lo spettro d'una chiesa bizantina,
Che tremolò per l'etere, e disparve;
E d'eco in eco per lo tacito arco
Dell'adriaca marina
Grido immenso volò": «Viva san Marco!"
Sì, laggiù poserai, ma sotto l'ale
D'un padiglion di cupole dorate;
Laggiù, o celeste, poserai, ma cinto
Da selva di lucenti
Colonne, e sul tuo portico regale
Scintilleranno egregi e impazïenti
I destrier di Corinto.
Al nome tuo, venturo inno di guerra,
Da gli antri funerali
I lividi corsali
Esuleranno: e dai pugnati campi
Prigioniere verran di Palestina
A riflettersi mille arabe lune
Dentro le tue lagune;
E su le torri dell'infido Greco
Un vecchio ardente e cieco
Guiderà la vittoria,
A piantar fra i nemici il tuo vessillo
Logoro da la gloria.
Verranno i re da regïon lontane
Le tue belle a sposar repubblicane;
E su quella palude
D'alighe immonda sorgeran portenti
Di templi, di trofei, di monumenti:
Da quelle isole nude,
Come dal sen di magiche conchiglie,
Perle usciranno d'inclite famiglie.
Di Aleardo Aleardi, 1856