Le città Italiane marinare e commercianti. Pisa e Genova. Canto V

gargamella8918 agosto 2026entertainment

E tu scendevi, amazzone dell'Arno,

Pisa tremenda e bella,

Tu pur scendevi a le marine giostre

Balzando in cima a le spumanti prue,

Come a selvaggi corridori in sella:

E valoroso indarno

Fu 'l Saraceno, a cui le olenti chiostre

Palermitane fulminavi e i chioschi

De le Alambre azzurrine.

L'oro e le merci di rimote arene

S'accumular ne' toschi

Stipi: e al tuo nome l'isole tirrene

Servíano, come ninfe ocëanine;

E teco le fraterne acque fendea

Genova, l'iraconda

Ne le cacce del mar säettatrice.

Lïonessa dell'onda,

Lasciò il teatro de la sua pendice,

E le terrazze candide, e i giardini

Pensili, e i cedri del natio Bisagno,

E tra una selva d'ondeggianti pini

Volò a ruggir con la rabbia inumana

Del subito guadagno,

Fatta al sultano bizantin sultana:

E poi che d'oro e di fortuna sazi

Ebbe i suoi figli, ai popoli largiva

Il mondo americano... Ahi! scellerate

Nipoti di Caïno!

Voi che esultaste nei fraterni strazi,

Dall'abisso dell'italo destino

Vi maledice il vate.

Oh Meloria! Meloria! — Allor che in prima

Quel tuo passando vidi

Cimitero d'Atridi,

Sopra il navil che mi traëva, io piansi

Una lagrima amara. Era di notte:

Un vel copría di languide tenèbre

L'isolotto funèbre:

Quando m'apparve sovra il bruno mare

Un galleggiar di bare;

E quinci un uscir d'ombre

A pugnare implacabili, e le spiaggie

Di cadaveri ingombre,

E il flutto che frangevasi a le arene

Mandava un suono come di catene...

Ma venner, Pisa, i giorni

D'espïazione; ed or le capre l'erba

Brucano ne la tua piazza superba;

E fin quando t'adorni

Tutta di lumi in festa geniale,

Rassomigli a una pompa funerale.

Di Aleardo Aleardi

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