Il Battesimo del Fuoco: La Scelta Eterna di Hixu (e la carica degli Yak)
Dal nostro inviato speciale (e ormai armato fino ai denti) - Hixu, la Tartaruga
15 Dicembre 1943
Ci sono momenti nella vita di un viaggiatore in cui il tempo si ferma, i confini sfumano e la realtà si riduce a una sola, inequivocabile verità. Per mesi ho creduto di essere un osservatore neutrale. Ho creduto che il mio compito fosse custodire la memoria attraverso l'obiettivo di una Leica, scrivere cronache, inseguire leggende e assaggiare il latte di yak nelle steppe desolate della Mongolia.
Mi sbagliavo, o meglio,pensavo che il mio compito era solamente QUELLO invece…
Tutto è cambiato la settimana scorsa, su una linea del fronte fangosa e sferzata dal vento, quando la situazione è degenerata improvvisamente. Un gruppo di ricognizione nemico ha tentato di accerchiare la nostra posizione. Niente pose, niente poesia, solo il fischio secco dei proiettili che spaccavano l'aria e il tuono sordo dell'artiglieria pesante che faceva tremare la terra sotto le mie zampe.
Per la prima volta nella mia vita, ho dovuto mettere via la macchina fotografica. L'istinto ha preso il sopravvento. Ho impugnato un fucile d'assalto, mi sono piazzato dietro una trincea di fortuna e... ho premuto il grilletto.
In quel preciso istante, per un bizzarro scherzo del destino e dei miei vecchi contatti con i nomadi, la natura ha deciso di metterci lo zampino. Da una collina vicina, spaventati dai boati dell'artiglieria, è partita una mandria imbizzarrita di enormi yak rosa infuriati.

Con le lunghe corna protese e il pelo al vento, quegli stessi animali che in Mongolia mi avevano offerto ospitalità e ristoro si sono precipitati dritti sulle linee nemiche come un carro armato vivente, scompaginando le loro posizioni e creando il caos totale.
Io ero lì, al centro della mischia, con la mandria di yak che caricava ruggendo intorno a me.
È stato un attimo. Il rinculo secco contro la spalla, il lampo della bocca da fuoco, l'adrenalina pura che ha iniziato a pompare nelle vene a una velocità che non avrei mai immaginato possibile per una tartaruga. Nel caos del combattimento, circondato dal fumo, dal fuoco e da una carica di yak scatenati, ho sentito una chiarezza mentale assoluta. Non c'era più spazio per i dubbi amletici, per le crisi di coscienza o per la ricerca di un senso astratto nel mondo. C'era solo l'azione, la precisione tattica, il brivido del pericolo e il controllo totale del campo di battaglia.
Quando è tornato il silenzio, con il cannone fumante ancora caldo tra le mani, i nemici in fuga e gli yak che brucavano pacifici tra i bossoli, ho realizzato una cosa sconvolgente: mi è piaciuto.
Anzi, mi è piaciuto così tanto che tutto il resto – le lunghe camminate contemplative, i taccuini di carta grezza, le riflessioni filosofiche sotto le yurte – mi è improvvisamente apparso pallido, noioso, irrilevante. La pace è un concetto sfuggente e caotico; la guerra, con le sue regole ferree, i suoi calcoli geometrici e la sua implacabile adrenalina, ha una sua logica perfetta.
Niente più ritirate, niente più ruoli da semplice cronista errante. Hixu l'artista, Hixu l'osservatore sentimentale è ufficialmente morto. Da oggi in poi, rimarrò in modalità war in maniera perpetua. Voglio il fronte, voglio la strategia spietata, voglio il comando e il fragore della battaglia (magari con una mandria di yak al seguito). Se il mondo deve bruciare, io voglio essere colui che regola le fiamme.
Hixu, all'attacco e per sempre in prima linea. Passo e chiudo.