Osservatorio Geopolitico - Sudamerica

ThomasShelby10 maggio 2026politics

Col patrocinio del Ministero degli Esteri in questo nuovo articolo dell'Osservatorio andremo ad esplorare l'evoluzione dei conflitti che hanno portato le grandi nazioni sudamericane da una fiorente alleanza ad un'eterno conflitto da cui non si vede uscita.

Andremo a trattare separatamente i 2 conflitti che hanno visto protagonisti Cile, Argentina e Venezuela nel primo, Brasile ed Uruguay nel secondo.

Conseguenze imperialiste

Dicembre 2025,

La situazione in Sud America sembra stabile, un'unica alleanza prospera tra le nazioni più grandi dedita al mantenimento della sicurezza e alla crescita economica.

Il malcontento inizia a sentirsi quando le politiche imperialistiche del Venezuela portano però la nazione ad investire in armamenti diretti verso gli alleati, trascurando il benessere della popolazione, che è spinta ad emigrare in direzione di Cile ed Argentina.

L'instabilità all'interno dei due paesi inizia a crescere a causa delle proteste della popolazione, costretta a deviare parte del proprio denaro pubblico verso politiche di integrazione e contenimento.

Il governo cileno decide di chiedere sostegno al Venezuela, additandoli come causa del problema. Il governo venezuelano non solo rifiuta, ma da inizio ad una campagna militare, sostenuta da potenze estere quali Spagna, Francia, Romania ed Uruguay, che porta alla totale conquista ed annessione del Cile, culminata con la caduta di Santiago il 9 Gennaio 2026.

La guerra però ha un costo, soprattutto quando lontana dai propri confini. Il Venezuela, impoverito dalla recente campagna e stremato nel contenimento delle rivolte cilene, subisce il contrattacco dell'esercito argentino.

Questo si spinge fino alle regioni core, reclutando soldati da ogni territorio che attraversa, fino alla conquista di Caracas, il 12 Febbraio 2026.

L'annessione del Venezuela sancisce l'alleanza Cileno-Argentina come la potenza dominante in Sud America, il cui unico nemico rimane ora la propaganda.

Il governo venezuelano infatti non resta a guardare durante l'occupazione, ma mette in opera una delle più riuscite operazioni propagandistiche del nostro secolo. Nel giro di pochi mesi, il numero dei rivoltosi triplica, toccando quota 1500.

Il 15 aprile, un gruppo di ribelli venezuelani riesce ad annientare il comando cileno a guardia del palazzo governativo.

Da lì il governo riesce a riacquistare il controllo dell'intera regione.

La risposta non si fa attendere. L'esercito dell'alleanza, guidato dalla Colombia, arriva in assedio di Caracas pochi giorni dopo. Il 26 aprile arriva l'ordine di aprire il fuoco. La battaglia che segue presto diventa la più sanguinosa della storia, con oltre un miliardo di danni. La coalizione venezuelana resiste, ed approfittando del morale avverso dei nemici, in pochi giorni annette indisturbata l'intera Colombia.

La situazione al momento rimane confusa, con patti di non aggressione stilati nei confronti di Perù e Bolivia, che di fatto agiscono da buffer zone, limitando i contatti tra le due coalizioni.

La pace al momento resta un miraggio, dove entrambe le parti considerano il conseguimento di un accordo come un tradimento verso il proprio popolo.

La questione brasiliana

L'improvviso aumento di popolazione brasiliana in età militare trova la nazione priva di terreni, occupati dal popolo uruguayano, poco numeroso, ma molto capace.

Il dissenso della popolazione diventa impossibile da ignorare, e porta il governo ad iniziare la pianificazione di una serie di accordi per liberare le proprie regioni. L'Uruguay inizialmente concede, ma imponendo limiti importanti alla capacità bellica brasiliana. La situazione diventa instabile, con rivolte sempre più frequenti nelle province occupate.

Le continue violenze, la brutale repressione delle stesse, unite all'isolamento dell'Uruguay, unica nazione non coinvolta nell'attacco al Venezuela, portano il governo brasiliano a consegnare una dichiarazione di guerra allo scopo di liberare le province non rilasciate.

Degno di nota è il ruolo di supporto delle forze speciali del Sierra Leone, che più volte riescono a sbarcare a Recife e Fortaleza, costringendo le reclute brasiliane a dividersi su più fronti.

Alla fine sono però i numeri ad avere la meglio, il Brasile riesce a liberare le proprie province, la gente esulta a Rio de Janeiro, ed il governo Uruguayano è costretto a firmare.

Il governo brasiliano, alla fine del proprio mandato, si dice soddisfatto degli obiettivi raggiunti, ma il lavoro non è finito, i territori sono tornati a battere la propria bandiera, ma il Brasile per molto tempo non è stato parte del panorama politico.

Per questo motivo l'obiettivo nel nuovo governo brasiliano rimane il consolidamento del Brasile come voce importante sul panorama internazionale, inclusa la stabilizzazione dei rapporti con i paesi confinanti.

Continua a seguire l'Osservatorio Geopolitico per altri aggiornamenti dai conflitti in corso.

Ringraziamo per le fonti perucci e MrPolaris, rispettivamente membro del Congresso brasiliano e presidente del Cile al tempo dell'intervista.

A cura di @Nicola_Gratteri

Osservatorio Geopolitico - Sudamerica | War Era