Per un'industrializzazione collettiva: dai piedi ai gatti

DonDolino8 settembre 2026politics

Compagni,

c'è una contraddizione che il capitalismo non riesce a risolvere: produciamo insieme, ma la ricchezza viene spesso controllata e distribuita da pochi.

Per capirlo possiamo partire da due esempi apparentemente assurdi: i piedi e i gatti.

Il piede destro, lasciato completamente libero di perseguire il proprio interesse individuale, non va molto lontano. Ha bisogno del sinistro, delle gambe e del resto del corpo. Camminare è possibile soltanto attraverso una coordinazione continua. Nessuno dei due piedi pretende di appropriarsi dell'intero risultato. Non esiste una borsa valori dei passi, né il piede destro licenzia quello sinistro perché ha prodotto meno metri nel primo trimestre.

La stessa cosa avviene nella produzione moderna. Una fabbrica richiede operai, tecnici, ingegneri, manutentori, trasportatori e una quantità enorme di conoscenze e infrastrutture. Il prodotto finale nasce dall'intreccio di queste attività. Il processo produttivo è quindi collettivo, mentre la proprietà può rimanere privata. È qui che emerge una delle contraddizioni centrali del capitalismo.

Il gatto, invece, è individualista

Il gatto non sembra avere alcun interesse per la collettività. Non risponde quando lo chiami, occupa il divano senza consultare nessuno e considera ogni superficie orizzontale un bene di sua esclusiva proprietà.

La sua esistenza dipende dall'evoluzione, dall'ambiente e da millenni di rapporto con gli esseri umani. Quello che appare come un animale perfettamente autonomo è inserito in una rete di relazioni molto più grande di lui.

La stessa illusione di autonomia riguarda spesso l'individuo nella società capitalista. L'imprenditore può considerare la propria ricchezza come il risultato esclusivo della propria iniziativa, ma la sua attività dipende da infrastrutture, conoscenze, lavoratori, istituzioni, tecnologia e lavoro accumulato nel corso di generazioni.

L'industrializzazione collettiva

Da qui nasce l'idea di industrializzazione collettiva, che non significa semplicemente costruire più fabbriche o produrre indiscriminatamente di più. Significa riconoscere che alcuni strumenti fondamentali della società moderna (energia, infrastrutture, ricerca, trasporti e grandi sistemi produttivi ) hanno una dimensione inevitabilmente collettiva.

Per questo il problema non è eliminare l'individuo, ma democratizzare ciò da cui tutti dipendiamo.

Il collettivismo non deve trasformare le persone in copie identiche. La cooperazione non cancella le differenze: le organizza intorno a un obiettivo comune.

Come i piedi, possiamo avere funzioni diverse e tuttavia contribuire allo stesso movimento.

Come i gatti, possiamo conservare una certa dose di individualismo senza fingere di essere autosufficienti.

Una conclusione molto semplice

Gli esseri umani hanno costruito una società nella quale quasi ogni cosa importante è frutto di un lavoro collettivo. La produzione moderna è già sociale nella sua struttura.

La questione politica riguarda quindi il controllo di questa produzione e la distribuzione dei suoi risultati.

Se la ricchezza è prodotta collettivamente, anche il suo governo deve diventare collettivo.

Avanti, compagni.

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